Imprese responsabili

Tra i temi forti di Terra Futura anche quest’anno c'era la responsabilità sociale d’impresa. Con un’attenzione particolare alla tutela dei diritti: tracciabilità e trasparenza del rispetto dei diritti, nell’intera filiera, dalla materia prima al prodotto finito, devono diventare un elemento fondamentale della RSI. almeno negli standard primi.

All’argomento è stato dedicato un convegno, promosso da Regione Toscana/Fabrica Ethica, in collaborazione della Campagna “Meno Beneficenza Più Diritti”.  

Obiettivo della campagna è far si che le attività, dirette e indirette, delle multinazionali nei paesi del Sud del mondo avvengano nel pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona e della comunità circostante garantendo il rispetto e la protezione dell’ambiente. Quello che i promotori della campagna (Arci, Fair, Mani Tese, Actionaid, Amnesty International, Cittadinanzattiva, Coordinamento lombardo nord sud del mondo ..) chiedono alla Commissione e al Parlamento Europeo è di orientare la RSI, oggi volontaria, a rispettare norme precise per arrivare ad una certificazione che permetta migliori strumenti di verifica. Cosa non sempre facile soprattutto nell’ambito delle piccole medie imprese. 

Mariarosa Cutillo, responsabile relazioni internazionali di Mani Tese, rappresentante della campagna italiana  “Meno Beneficenza Più Diritti”, ha detto: «Occorre superare il dibattito ormai sterile sulla RSI come scelta volontaria o norma; il convegno dimostra che ci sono le premesse per un dialogo multistakeholder che ci permetta di condividere anche con le imprese, i Ministeri, la società civile, i sindacati, degli standard che ci portino ad un approccio più normativo alla RSI».  

La Toscana, che oggi conta 177 aziende certificate SA8000 (il 37% delle imprese nazionali e il 15% di quelle mondiali) oltre a 350 in via di accreditamento,  attraverso Fabrica Ethica/Regione Toscana, attiva dal 2001, promuove la cultura della RSI sostenendo la certificazione, la trasparenza e la tracciabilità.

Ambrogio Brenna, assessore all’Artigianato, P.M.I., industria, promozione e internazionalizzazione del sistema produttivo, cooperazione della Regione Toscana, crede che «bisogna costruire una nuova gerarchia dove la sostenibilità sociale preceda gli altri ambiti. Il binomio fondamentale gira attorno a concetti quali innovazione e competitività. E la RSI ha proprio un ruolo importante soprattutto nella competitività. L’aumento della competitività passa attraverso la valorizzazione del capitale sociale e cioè delle persone che costituiscono le imprese». E parlando di miglioramenti concreti, Brenna ha citato un migliore bilanciamento tra tempi di vita e lavoro, la valorizzazione e tutela delle donne nell’ambito lavorativo, l’abbattimento del precariato, la tutela dei diritti dei lavoratori. «Tutto ciò possibile – ha aggiunto - attraverso strumenti quali il microcredito orientato per le imprese e lo sviluppo dell’imprenditorialità (in un paese senza giovani) e un approccio graduale e calibrato sulla RSI». 

Ma quale concetto sta alla base della RSI? «È socialmente responsabile un’azienda che fa proprie preoccupazioni di carattere sociale e ambientale – ha definito Alfonso Gianni, sottosegretario allo Sviluppo economico -. E lo sforzo che la RSI fa verso l’innovazione e la competitività è volto ad aumentare lo sviluppo economico, uno sviluppo diverso da quello attuale che con ogni evidenza tradisce i principi della RSI: sfruttamento del lavoro, violazione dei diritti umani, insostenibilità ambientale. Per poter veramente far proprie le preoccupazioni ambientali e sociali, la via è programmare un nuovo sviluppo economico che includa in un mix crescita economica, civile e democratica. Come si è fatto in sede di Finanziaria, dove si sono previsti cinque piani di intervento: efficienza e risparmio energetico, mobilità sostenibile, sviluppo di nuove tecnologie per il Made in Italy, sviluppo di strategie volte a valorizzare valori e sicurezza, difesa e sviluppo dei beni ambientali, culturali e museali».

Firenze, 18 maggio 2007