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 Biografie dei relatori presenti alla VI edizione di Terra futura

>> elenco dei relatori presenti a Terra Futura dal 2004
 
 
saskia.jpgSaskia SASSEN  
Sociologa ed economista americana. Lynd Professor of Sociology e membro del Committee on Global Thought, Columbia University. Docente di Sociologia all’Università di Chicago e alla London School of Economics. Opinionista per giornali quali: Guardian, New York Times, Le Monde Diplomatique, International Herald Tribune, Newsweek International, OpenDemocracy.net, Vanguardia, Clarin e Financial Times. Autrice di libri, tradotti in 16 lingue, sui temi della globalizzazione fra i quali “Territorio, autorità, diritti” (Mondadori editore, 2008), “Una sociologia della globalizzazione” (Einaudi 2008), “Le città nell'economia globale” (Il Mulino, 2003), “Migranti, coloni, rifugiati. Dall'emigrazione di massa alla fortezza d'Europa” (Feltrinelli, 1999). È parte del Council on Foreign Relations, della National Academy of Sciences Panel on Cities, e presiede l’Information Technology and International Cooperation Committee del Social Science Research Council (USA).

hawken.jpgPaul HAWKEN  
Ambientalista, imprenditore, giornalista e scrittore. Ha dedicato la sua vita alla sostenibilità e al cambiamento delle relazioni fra impresa e ambiente. La sua esperienza si è svolta sia nell’ambito dell’avvio e gestione di imprese ambientali, sia dell’insegnamento sull’impatto del commercio sull’ecosistema, sia nella consulenza a governi e imprese sullo sviluppo economico, l’ecologia industriale e le politiche ambientali. È autore e co-autore di numerosi articoli, saggi e libri, fra i quali:
“The Next Economy” (Ballantine 1983), “Growing a Business” (Simon and Schuster 1987), “The Ecology of Commerce” (HarperCollins 1993; selezionato nel 1998 da professori di 67 scuole di economia come il testo n°1 fra quelli di affari e ambiente) e “Natural Capitalism: Creating the Next Industrial Revolution” (insieme a Amory Lovins, Little Brown, September 1999, pubblicato in 14 lingue e segnalato dal Presidente Bill Clinton come uno dei cinque più importanti libri del mondo). I suoi libri sono stati pubblicati in 50 paesi in 27 lingue e hanno venduto oltre 2 milioni di copie. Hawken è apparso in numerose trasmissioni televisive americane come Today Show, Larry King, Talk of the Nation, Charlie Rose. I suoi articoli appaiono regolarmente su giornali quali: Wall Street Journal, Newsweek, Washington Post, Business Week, Esquire e US News and World Report. I suoi scritti sono apparsi su riviste come Harvard Business Review, Resurgence, New Statesman, Inc., Boston Globe, Christian Science Monitor, Mother Jones, Utne Reader, Orion. Il suo ultimo libro è uscito negli Stati Uniti nel 2007, “Blessed Unrest: How the Largest Movement in the World Came Into Being, and Why No One Saw it Coming” (www.blessedunrest.com) e sarà pubblicato in traduzione italiana per I tipi di Edizioni Ambiente nel maggio 2009.

colin.gifColin HINES  
Colin Hines è co-direttore di Finance for the Future, un’organizzazione nata per impegnare i governi locali a ridurre l’uso di carburanti fossili. Ha costituito il Green New Deal Group, composto da esperti fiscalisti, di finanza e ambiente. Nel luglio 2008 ha pubblicato il rapporto “A Green New Deal: joined up policies to solve the triple crunch of the credit crisis, climate change and high oil prices.”. È consulente dell’euro-parlamentare Verde Caroline Lucas. Autore del libro “Localization- A Global Manifesto” (Earthscan) e associate member del Forum Internazionale sulla Globalizzazione, un’alleanza di attivisti, studiosi ed economisti di San Francisco impegnati nello studio dei diversi effetti della globalizzazione e del commercio mondiale e nello sviluppare modelli di sviluppo alternativi.
È stato coordinatore dell’Economics Unit di Greenpeace International per 10 anni. Attivo nei movimenti ambientalisti per oltre 30 anni, si è occupato dei temi della sovranità alimentare, di nuove tecnologie e disoccupazione, di proliferazione nucleare. Più di recente si è concentrato sugli effetti sociali e ambientali negativi del commercio internazionale e sulla necessità di risolvere questi problemi sostituendo la globalizzazione con la localizzazione. In questa direzione ha collaborato a costituire il Localise West Midlands, progetto inglese per concretizzare la localizzazione, con una particolare attenzione agli impegni dei Governi Locali come fonte di finanziamento territoriali di questi processi di localizzazione.

sachs.jpgWolfgang SACHS  
Presidente del Comitato Consultivo di Terra Futura e animatore della manifestazione fin dalla sua prima edizione. Attualmente lavora e insegna al Wuppertal Institute in Germania. È a capo di un progetto trasversale chiamato “globalizzazione e sostenibilità’’ al Wuppertal Institute. Ha studiato sociologia e teologia cattolica a Monaco, Tubinga e Berkley. È stato visiting professor di scienze, tecnologia e società presso la Pennsylvania State University (1987 – 1990) e docente universitario all’Istituto per Studi Culturali di Essen (1990 – 1993). Docente onorario allo Schumacher College, Inghilterra; docente universitario al Centro interuniversitario per lo Sviluppo alla Sapienza Università di Roma, Membro attivo del Club di Roma. I suoi lavori di critica sull’idea di sviluppo hanno influenzato il movimento ecologista. Sachs nel 2007 ha partecipato al progetto Stock Exchange of Visions. Tra i suoi libri, sono disponibili in italiano: “Archeologia dello sviluppo. Nord e Sud dopo il tracollo dell’Est” (1992), “Ambiente e giustizia sociale. I limiti della globalizzazione” (2002). Ha curato: “Dizionario dello sviluppo” (1998) e, con R. Loske e M. Linz, “Futuro sostenibile. Riconversione ecologica, nord-sud, nuovi stili di vita” (1997). Wolfgang Sachs è uno dei maggiori esperti nel pensiero di Ivan Illich. Il suo ultimo libro pubblicato in Italia, insieme a Tilman Santarius, è “Per un futuro equo. Conflitti sulle risorse e giustizia globale” (Feltrinelli, 2007).

shiva.jpgVandana SHIVA
Fisica ed economista indiana, tra i massimi esperti internazionali di ecologia sociale. Nel 1982 fonda il Centro per la Scienza, tecnologia e politica delle risorse naturali, un istituto di ricerca da lei diretto. Attivista politica radicale e ambientalista, nel 1993 vince il Right Livelihood Award (una sorta di Premio Nobel alternativo per la pace), ed è una dei principali leader dell'International Forum on Globalization. La sua capacità dialogica l'ha portata in giro per il mondo e ha ricevuto numerose candidature al premio Nobel per l'economia. Il 20 gennaio 2008 ha partecipato alla trasmissione “Parla con me” di Serena Dandini. Ha scritto numerosi saggi, alcuni tradotti in italiano, fra cui:
“Sopravvivere allo Sviluppo” 1990, “Monoculture della mente. Biodiversità, biotecnologia e agricoltura scientifica” 1995, “Biopirateria. Il saccheggio della natura e dei saperi indigeni” 1999, “Vacche sacre e mucche pazze. Il furto delle riserve alimentari globali” 2001, “Campi di battaglia. Biodiversità e agricoltura industriale” 2001, “Il mondo sotto brevetto” 2002, “Le guerre dell'acqua” 2004, “Il bene comune della terra” 2006, “Dalla parte degli ultimi. Una vita per i diritti dei contadini”, 2008.

zamagni.jpgStefano ZAMAGNI
Consegue la laurea nel 1966 in Economia e Commercio presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore (Milano), e nel 1973 si specializza all’Università di Oxford (UK) presso il Linacre College. È professore ordinario di Economia Politica all’Università di Bologna (Facoltà di Economia), professore a contratto presso l’Universià Bocconi dal 1984 di “Storia del pensiero economico” e Adjunct Professor of International Political Economy alla Johns Hopkins University, Bologna Center. Le sue attività accademico-amministrative spaziano in una pluralità di direzioni, fra le quali si segnalano: membro del Comitato Esecutivo dell’International Economic Association (1989-1999), la Presidenza della Facoltà di Economia dell’Università di Bologna (1993-96); la Direzione del Corso di Master Universitario in Economia della Cooperazione dell’Università di Bologna (1996-2004). Dal 1997 al 2000 è stato Presidente del Corso di Diploma Universitario, oggi Corso di laurea, in Economia delle Imprese Cooperative e delle Organizzazioni Non Profit, istituito presso la Sede di Forlì della Facoltà di Economia dell’Università di Bologna. È autore inoltre di numerose pubblicazioni - libri, volumi editati, saggi - di carattere scientifico, così come di contributi al dibattito culturale e politico. Si segnalano: “Istituzioni di Economia Politica. Un testo europeo”, Bologna, II Mulino, 2002 (in collaborazione con T. Cozzi); “Il messaggio della ‘Centesimus Annus’ nell’epoca della globalizzazione”, in “La Società”, 4, 2001; “Multiculturalismo e identità” (in coll. Con C. Vigna), Milano, Vita e Pensiero, 2002; “Complessità relazionale e comportamento economico” (in coll. Con P. Sacco), Bologna, Il Mulino, 2002; “Il non profit italiano al bivio”, Milano, Egea, 2002; “Economia Civile - Efficienza, equità, felicità pubblica” Il Mulino, Saggi, Bologna, 2004.

martini.jpgClaudio MARTINI
Presidente della Regione Toscana, convinto sostenitore di un diverso processo di globalizzazione più giusto e umano. Nel 2005 lancia uno strumento finanziario innovativo: i bond di sistema Toscana, basati sull’etica e la qualità. A livello europeo, nel 2007 è nominato presidente del “Forum delle reti delle regioni del mondo, organismo nato per rafforzare il ruolo delle regioni nel governo della globalizzazione e nella realizzazione di progetti di cooperazione internazionale. Nel luglio 2001, alla vigilia del G8 di Genova, promuove il primo Meeting internazionale di San Rossore, per aprire un tavolo di confronto, divenuto permanente, tra movimento e istituzioni. Nel 2002 è tra i promotori e gli organizzatori del primo Social Forum Europeo di Firenze e, all’interno del “Global Progressive Forum”, è coordinatore del gruppo di lavoro che analizza le relazioni tra ambiente e povertà.

houtart.jpgFrancois HOUTART
Sociologo belga e prete cattolico, autore di numerose pubblicazioni socio-religiose, consigliere di Centre Tricontinental (CETRI), un’organizzazione non governativa belga nata nel 1976 per promuovere il dialogo e la cooperazione tra le forze sociali e i movimenti dei paesi in via di sviluppo, incoraggiandoli all’azione e alla resistenza, ed è tra i partecipanti più attivi del World Social Forum per i temi dell’etica e della globalizzazione. Invitato a New York nell’ottobre 2008 dal presidente delle Nazioni Unite per parlare, nel contesto di crisi economica che ha colpito il mondo, di globalizzazione dei capitali.
Houtart nasce nel 1925 a Bruxelles, studia filosofia e teologia in seminario a Mechelen, ottiene il master in scienze politiche e sociali e il dottorato di ricerca in sociologia con una tesi sul buddismo nello Sri Lanka all’Università Cattolica di Leuven, la laurea all’Istituto Internazionale Superiore di Urbanesimo/Urbanizzazione. Dal 1958 al 1990 ha insegnato all’Università Cattolica di Leuven. Ha partecipato al Concilio Vaticano II come perito esperto, giocando un ruolo chiave nella formazione e nell’introduzione di “Gladium et spes”, negli anni ha sviluppato un approccio dialettico nello studio delle religioni mondiali. È stato anche capo redattore di “Social Compass” dell’International Journal of Sociology of Religion per quarant’anni dal 1960 al 1999.

george.jpgSusan GEORGE
Economista, nasce negli Stati Uniti ma dal 1994 possiede la cittadinanza francese. È considerata una delle più autorevoli studiose del problema della fame nel Terzo mondo. Presidente del Transnational Institute di Amsterdam, è anche vicepresidente di Attac France. Ha scritto numerosi saggi, tradotti in molte lingue. Tra i suoi libri in italiano ricordiamo: “Come muore l’altra metà del mondo. Le vere ragioni della fame mondiale” (Feltrinelli, 1978); “Il boomerang del debito” (Edizioni Lavoro, 1992); “Crediti senza frontiere” (Abele, 1994); “Il rapporto Lugano” (Asterios, 2000). E’ membro del Comitato Consultivo di Terra Futura.

Ralph FUECKS
ralph_fuecks.jpgNato in Germania nel 1951 ad Edenkoben, è presidente della Heinrich Boll Foundation (un’organizzazione indipendente affiliata al partito tedesco dei Verdi), collabora con numerosi quotidiani e periodici di politica ed è co-autore di nuerosi libri. I suoi studi universitari vertono sulle scienze sociali, l’economia e le scienze politiche. L’obiettivo primario del suo lavoro è lo sviluppo sostenibile, la riforma dello stato sociale, il futuro dell’integrazione europea, la politica internazionale e le migrazioni. Nel 1982 diviene parte dei Verdi (di cui sarà co-presidente dal 1989 al 1990 e, durante la carica, chiede la trasformazione del partito in senso riformista), e nel 1985 viene eletto al parlamento regionale dello stato confederato di Brema di cui nel 1991 diviene senatore per lo sviluppo urbano e la protezione ambientale e vicesindaco. Come membro della Commissione per il programma del partito dei Verdi è co-autore del programma adottato nel 2002 e, nel 2000 il ministro dell’Interno Schily ha nominato Fuecks parte della commissione sull’emigrazione, che ha emesso la relazione finale nel luglio 2001.

sacconi.jpgGuido SACCONI
Parlamentare europeo, eletto nella lista Uniti per l’Ulivo, iscritto al gruppo del Partito del Socialismo Europeo, di cui coordina la Commissione Ambiente, salute pubblica e tutela dei consumatori. Ha seguito tra i più importanti provvedimenti sulle tematiche ambientali, la qualità e la sicurezza alimentare, gli OGM e l’agricoltura di qualità. Il lavoro di relatore per il Parlamento Europeo ha portato all’approvazione del regolamento REACH, un sistema di tutela della salute dei cittadini avanzato che implica severi controlli sulle sostanze chimiche prodotte e vendute in Europa. Nel 2007 viene eletto presidente della Commissione speciale sui cambiamenti climatici e in qualità di delegato dal Parlamento segue i negoziati internazionali per il nuovo protocollo di Kyoto.
Nasce a Udine nel 1948, studia filosofia a Firenze. Nel 1978 è segretario generale della Fiom. Nel 1990 è segretario regionale della CGIL Toscana. Al momento dell’accettazione della candidatura al Parlamento Europeo ricopriva la carica di vicepresidente del Consiglio Regionale della Toscana.

donati.jpgAnna DONATI
Esperta di tutela del territorio e di mobilità sostenibile. Attualmente è direttore generale dell’Agenzia Campana per la mobilità sostenibile (ACAM) e collabora con il WWF Italia e con il Kyoto Club per contrastare il degrado del territorio e l’inquinamento, con attenzione alle infrastrutture e alla mobilità. Negli anni ’80 è tra i fondatori del movimento ecologista italiano e delle università verdi. Dal 1987 al 1992 è onorevole alla Camera dei Deputati con il primo Gruppo dei Verdi e ha condotto battaglie per la legalità nella gestione degli appalti pubblici. Dal 1995 al 2001 è stata responsabile nazionale trasporti del WWF Italia a favore del trasporto collettivo, in questi anni ha promosso la prima conferenza nazionale per una mobilità sostenibile.. Dal 1998 al 2001 ha ricoperto la carica di consigliere di amministrazione delle Ferrovie dello Stato. Alle politiche del 2001 è stata eletta senatrice per l’Ulivo ed è stata rieletta nel 2006 per la lista “Insieme con l’Unione” nella circoscrizione del Veneto. È stata infine tra le fondatrici dell’associazione Emily in Italia per la formazione e promozione delle donne in politica.

petrella.jpgRiccardo PETRELLA
Economista politico, consigliere della Commissione Europea a Bruxelles e professore di mondializzazione presso l’Università Cattolica di Leuven (Belgio). Insegna anche nella sessione olandese della Libera Università di Bruxelles. Presiede il Gruppo di Lisbona e collabora con ”Le monde diplomatique” ed è stato per cinque anni presidente dell’Association des amis de Le monde diplomatique”. Militante, è un “operaio della parola” presente dove sia possibile proporre soluzioni alternative alla mondializzazione dell’economia capitalistica di mercato.


becchetti.jpgLeonardo BECCHETTI
Professore straordinario di Economia Politica all’Università di Roma “Tor Vergata”. Ha pubblicato centinaia di articoli per riviste internazionali, nazionali, volumi, contributi a volumi e quaderni di ricerca. È parte del Comitato Esecutivo di Econometica (consorzio universitario per gli studi sulla responsabilità sociale d’impresa, di AICCON, presidente del Comitato Etico di Banca Etica dal 2005, della CVX-Italia e della LMS. È autore di numerosi saggi tra i quali “Felicità sostenibile”, edito da Donzelli, e “Il denaro fa la felicità?” edito da Laterza. I temi di cui si occupa sono quelli della finanza, macrofinanza, commercio equo e solidale, responsabilità sociale d’impresa, rapporto banca-impresa, sviluppo economico ed economia della felicità.

gubbiotti.jpgMaurizio GUBBIOTTI
Coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente dal 2003, di cui dirige anche il Dipartimento Internazionale ed è responsabile dell’ufficio progetti e terzo settore. È parte del Consiglio nazionale e del Coordinamento nazionale del Forum Permanente del Terzo Settore e della commissione su Occupazione e Terzo Settore del Ministero del Lavoro. Come giornalista ha collaborato con diverse testate e ha contribuito alla stesura di alcuni fascicoli dell’enciclopedia “Ecologica” di Armando Curcio Editore.


mance.jpgEuclides André MANCE
Nasce nel 1963 a San Paolo in Brasile, dal 1997 è docente di filosofia in diverse università latinoamericane. Nel 1990 inizia a lavorare come educatore popolare, contribuendo anche alla costruzione di reti ed organismi di coordinamento dei tanti movimenti popolari nati e sviluppatisi in questi anni nel suo Paese. È fra i promotori di diverse esperienze di economia solidale, il cui obiettivo è la costruzione di reti di cittadinanza attiva in America Latina. Anche su queste tematiche, oltre che su quelle più strettamente legate alla sua formazione accademica, ha organizzato ed animato workshops e seminari all'interno delle edizioni del Forum Sociale Mondiale di Porto Alegre. Ha collaborato, come esperto di organismi internazionali, al programma “Fame Zero” lanciato dal Presidente del Brasile Ignaçio Lula da Silva, occupandosi in particolare di collegare la realizzazione territoriale del programma proprio con le iniziative delle reti di economia solidale e con lo sviluppo locale. È ideatore e responsabile del programma Solidarius (www.solidarius.com.br), nodo della Rete Brasiliana di Socioeconomia solidale, ispirato alla Carta dei Principi di socioeconomia solidale.
In Italia sono stati tradotti e pubblicati due suoi libri a cura della EMI “La rivoluzione delle reti”, sulla teoria e la pratica della collaborazione e dell’economia solidale e “Fame zero”, sintesi teorico-pratica, dell’esperienza condotta all’interno del programma omonimo.

cortinas.jpgNora CORTINAS
Nora Cortiñas è la mamma di Carlos Gustavo Cortiñas, detenuto e “desaparecido” il 15 aprile del 1977 durante la dittatura militare argentina. Carlos Gustavo Cortiñas era studente di Scienze economiche e militante della Gioventù Peronista.
Nora è Psicologa Sociale, attivamente impegnata nella difesa dei Diritti Umani, cofondatrice del movimento delle Madri della Piazza di Maggio e cofondatrice delle Madri di Piazza di Maggio “Línea Fundadora”.
È titolare della cattedra libera “Potere Economico e Diritti Umani” della Facoltà di Scienze Economiche dell’Università di Buenos Aires, e anche titolare della materia “Potere Economico e Diritti Umani” nel corso di Laurea “Contador Publico” della stessa Facoltà.

Graciela DI MARCO
Sociologa. Professoressa titolare per concorso nella Scuola di Umanità dell’Università Nazionale San Martin. Coordinatrice del Centro Studi in Democratizzazione e Diritti Umani. Direttrice del Corso di Specializzazione e del Master in Diritti Umani e Politiche Sociali; del Corso di Specializzazione in Valutazione delle Politiche sociali – Infanzia e uguaglianza di genere, Educazione e Salute.
Ha ricevuto borse nazionali e internazionali e ha tenuto conferenze nelle Università di Maryland, Ermony, Vassar College e Hunter Colleg (USA), Toronto (Canada). È Professoressa di corsi anche all’Università di Ottawa.
E’ stata co-responsabile della Sessione: Studi di Genere e Femministe per l’Associazione Studi America Latina (LASA) negli anni 2001-2003.
Dirige i Seguenti progetti: Relaciones de género y discurso de derechos en los movimientos sociales (directora), y Políticas y trabajo en los movimientos sociales: las nuevas experiencias de economía social en Argentina. (codirectora, con Héctor Palomino; Evaluación de la implementación del  Programa de Jefes de Hogar. Modalidades locales de implementación e impacto en la ampliación de ciudadanía en mujeres y varones en el Conurbano bonaerense.
È anche Coordinatrice del Progetto “Diritti Umani e Democratizzazione” del Centro Studi CEDEHU_UE finanziato dall’Unione Europea. Ha presentato numerosi scritti scientifici a congressi e conferenze nazionali e internazionali.

carlotto.jpgMassimo CARLOTTO
Nasce a Padova nel 1956, è scrittore, drammaturgo e sceneggiatore. È uno dei più famosi scrittori europei di libri noir.
Scoperto dalla scrittrice e critica Grazia Cherchi, ha esordito nel 1995 con il romanzo Il fuggiasco, pubblicato dalle Edizioni E/O e vincitore del premio del Giovedì 1996. Per la stessa casa editrice ha scritto, oltre ad Arrivederci amore, ciao, i romanzi: La verità dell’Alligatore, Il mistero di Mangiabarche, Le irregolari, Nessuna cortesia all’uscita, Il corriere colombiano, Il maestro di nodi, Niente, più niente al mondo, L’oscura immensità della morte, Nordest con Marco Videtta, La terra della mia anima, Cristiani di Allah.
Come autore di romanzi d’inchiesta, ha scritto: Mi fido di te (sulla sofisticazione alimentare, edizioni Einaudi), Perdas de Fogu (sugli effetti dell’inquinamento bellico sugli animali nella zona del poligono di Salto di Quirra, in Sardegna, edizioni e/o), infine L'albero dei microchip, sul traffico illegale di rifiuti elettronici tra il Nord e il Sud del mondo (edizioni Ambiente, collana VerdeNero).
Si è occupato molto della vicenda delle vittime da amianto di Monfalcone, sostenendo l’impegno dell’associazione Esposti Amianto, ma anche ha scritto sul carcere, i desaparecidos in Argentina, le contraddizioni sociali del Nordest e su altri temi legati al sociale e alla sostenibilità.
I suoi romanzi, per molti dei quali ha ottenuto importanti riconoscimenti anche internazionali, sono tradotti in vari paesi e alcuni sono stati adattati per il cinema. Massimo Carlotto è anche autore teatrale, sceneggiatore cinematografico e televisivo e collabora con quotidiani e riviste.





 
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Gli organizzatori di Terra Futura – Fondazione Culturale Responsabilità Etica e Adescoop, insieme ai Partner (ACLI, ARCI, Caritas, CISL, Fiera delle Utopie Concrete, Legambiente) e alla Regione Toscana, organizzano un convegno articolato su tre sessioni tematiche per affrontare i tre aspetti della crisi globale che hanno investito il pianeta: ambientale, sociale, economica

29 maggio 2009
ESTENDERE I DIRITTI SOCIALI PER FAR CRESCERE L’ECONOMIA
Coordina Riccardo Petrella (Comitato Consultivo)
Relazione: Saskia SASSEN
Discussants: Stefano Zamagni, Claudio Martini, Francois Houtart

30 maggio 2009
LA CRESCITA NON C'È PIÙ: COSTRUIAMO NUOVE ECONOMIE E NUOVI MODELLI DI BENESSERE
Coordina: Leonardo Becchetti (Comitato Consultivo)
Relazioni: Paul HAWKEN – Giorgio RUFFOLO
Discussants: Susan George, Max Fucks

31 maggio 2009
UN GREEN NEW DEAL PER CAMBIARE MODELLO DI SVILUPPO
Coordina: Wolfgang Sachs (Comitato Consultivo)
Relazioni: Stavros DIMAS
Discussants:,  Nicolas Bourard, Anna Donati, Guido Sacconi


Evento speciale per i 60 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo


DEMOCRAZIA E DIRITTI UMANI: STRUMENTI, SFIDE E OPPORTUNITÀ.
Interventi:
Graciela Di Marco, Democratización de lo público y lo privado: movimientos sociales y los derechos en al práctica
Antonio Cassese, La Democrazia e i suoi rischi.
Antonio Papisca, I Diritti Umani e i processi di democratizzazione nel mondo.
Rigoberta Menchù, Quale stagione per i diritti umani oggi alla luce del nuovo millennio appena iniziato?
Francois Houtart

Presentazioni di libri nel primo pomeriggio, organizzati da FCRE, nello Spazio Media Eventi:

•    Presentazione del libro di Paul Hawken Blessed unrest, Edizione Ambiente, 2009 (trad. italiana) venerdì 29 maggio ore 17: con Wolfgang Sachs
•    Presentazione del libro di S.George, L’America in pugno, Feltrinelli, 2008: con Furio Colombo e Kevin Danaher
•    Presentazione libro di Piero Bevilacqua, “Miseria dello sviluppo”, Laterza, 2008
•    Presentazione libro di Antonio Cassese, “Il sogno dei diritti umani”, Feltrinelli, 2008: con Aldo Schiavone

 

 

 
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Il tempo è opportuno: equità, solidarietà e responsabilità per uscire dalla crisi
Position paper

1.    Quale strategia per governare la crisi?

La crisi finanziaria  aggredisce l’economia reale; incide sulla vita delle persone; rende più cupa ed infelice l’esistenza di milioni di persone e su paesi e generazioni incombe un cielo plumbeo dal quale si stenta ad intravedere qualche squarcio d’azzurro sul futuro. Questa crisi, che sta mettendo in discussione l’intero sistema produttivo e sta creando milioni di disoccupati, aggravata dalla crisi ambientale segnata da cambiamenti climatici e dalla crisi energetica che genera ulteriori disuguaglianze tra Paesi e tra ceti sociali, richiede di essere affrontata efficacemente con cambiamenti profondi e non più rinviabili del modello di sviluppo planetario. Infatti, neppure il modello di sviluppo energivoro e fondato sul consumo irresponsabile delle risorse naturali limitate del pianeta nel quale abbiamo vissuto non può pensare di continuare a far pagare gli output negativi della crescita al Sud del mondo perché la crisi sociale che così si è generata e si aggrava di giorno in giorno ha raggiunto livelli insostenibili di entropia sociale.

Questa triplice dimensione della crisi, che è globale e non limitata né ad una parte del mondo né al solo settore finanziario, segna la fine del ciclo liberista iniziato con le reaganomics e il darwinismo sociale alla Thatcher, che si fondava sulla delegittimazione di qualsiasi regolamentazione del mercato, dello Stato sociale e dell’uso delle risorse. Alla base di questa ideologia stava l’idea che la globalizzazione aveva in sé i meccanismi di autoregolamentazione interni che l’avrebbero resa virtuosa e riproducibile lungo un asse lineare di crescita che avrebbe trainato il miglioramento delle condizioni di vita del Sud del mondo, avrebbe risolto con le innovazioni tecnologiche gli effetti dell’entropia sull’ecosistema e avrebbe permesso una crescita continua dell’economia finanziarizzata. Così, hanno in realtà governato il sistema globale le lobby del petrolio e delle armi, le grandi concentrazioni finanziari e i grandi gruppi multinazionali. La crisi economico-finanziaria, quella ambientale e quella sociale, non sono eventi accidentali, sconnessi tra loro e fronteggiabili con gli strumenti, i soggetti e i modelli culturali che hanno governato fin qui la globalizzazione. Nei processi di immigrazione un protagonista sempre più frequente è il “profugo ambientale”, che fugge da terre devastate che offrono sempre meno risorse. Ancora più stretto e feroce può diventare il nesso tra crisi economica e sociale. Pensiamo agli esuberi e alla chiusura in questi mesi di centinaia di migliaia di contratti a termine: quali riflessi potrebbe innescare nei territori della penisola (e non solo del Nord Est) un’assenza prolungata di nuove occasioni di lavoro nel rapporto con le comunità di immigrati ormai e nell’accoglienza dei nuovi flussi di immigrazione?

Per uscire da questa crisi che ci sta investendo come un fiume in piena e che sta deprimendo lo spirito e l’economia del pianeta, è necessario avere consapevolezza della dimensione e della profondità del cambiamento necessario. I diversi piani di intervento pubblico che a più livelli (da quello europeo a quelli statali) si stanno approntando avranno ben scarsa possibilità di successo se si limiteranno ad immettere nuove risorse pubbliche in una economia vecchia. E, per di più rischiano di consegnarci l’idea di un pubblico che non governa autonomamente l’economia avendo come fine il bene comune ma che è eterodiretto, incapace di cambiare le regole con cui si sviluppano le dinamiche sociali, economiche e produttive.
La politica, infatti, sembra aver rinunciato a svolgere la sua essenziale funzione di tutela dell’interesse pubblico (la tutela dei beni comuni), di regolazione delle forze dell’economia e di protezione dai rischi per i più deboli (welfare state e politiche di riequilibrio sociale). Questa abdicazione della politica rende oggi i suoi protagonisti sempre meno credibili nel momento in cui dichiarano e si muovono per un intervento pubblico per tentare di fermare la piena del crollo del sistema dell’economia mondiale. La crisi economico-finanziaria, quella ambientale e quella sociale, non sono eventi accidentali, circoscritti e fronteggiabili con gli strumenti, i soggetti e i modelli culturali che hanno governato fin qui la globalizzazione.
Occorre una dimensione nuova del governo dei processi proprio per superare la crisi e mutare i presupposti che l’hanno resa possibile.

A Terra Futura abbiamo indicato le linee di una azione di governo sostenibile delle risorse ambientali; abbiamo proposto una direzione dei processi di globalizzazione orientati ad una maggiore giustizia globale e per combattere povertà e marginalità; abbiamo segnalato i rischi di una finanziarizzazione dell’economia, che fondandosi su crescita senza limiti e senza regole avrebbe rischiato di crollare sotto il peso delle sue stesse illusioni e delle sue interne aporie, producendo nuove povertà e una crisi globale di sistema.
Nello stesso tempo Terra Futura è stata il luogo dove si sono mostrate concretamente soluzioni alternative a questo sistema: esperienze e strumenti della finanza etica, di welfare di comunità per garantire maggiori livelli di protezione degli individui dai nuovi rischi di marginalità, maggiori possibilità di una vita degna e di un futuro migliore, di cooperazione allo sviluppo, di sviluppo sostenibile.
Nel corso degli anni queste esperienze si sono radicate, evolute e rafforzate e rappresentano, per migliaia di persone, per comunità locali, per gruppi della società civile dei concreti modi per sopravvivere alla crisi, per affrontare in modo positivo e felice gli effetti depressivi della crisi. Sono esperienze e idee che, se trasportate e adattate alla scala macroeconomica, possono costituire la risposta vincente ai prossimi difficili anni che ci aspettano.

E’ necessaria una strategia chiaramente e coerentemente orientata verso la sostenibilità ambientale, sociale ed economica; che combini investimenti in moderne infrastrutture per la riconversione ecologica della produzione e l’approvvigionamento energetico, con risorse per un welfare di comunità più aperte, coese e solidali, con finanziamenti adeguati ad investire su una società delle conoscenze e dei saperi solidamente organizzata per sostenere un n uovo modello di sviluppo. E’ una strategia che implica e propone una redistribuzione equa di rosorse e di opportunità, che, perciò, si costruisce con la società italiana, non contro le parti più dinamiche o prescindendone, di essa e  che quindi implica un forte investimento sul terreno della partecipazione e  della democrazia.
Responsabilità e solidarietà sono i caratteri identificativi di questa strategia.
Paradossalmente proprio questo momento così critico, può trasformarsi in tempo opportuno per innescare finalmente quei cambiamenti che invocano da anni i critici della globalizzazione senza regole.

Per questo è richiesto un cambiamento profondo dei protagonisti, dei metodi e della cultura politica, affinché questa torni a rappresentare un motivo di speranza in un progetto di cambiamento della società, di maggiore equità ed equilibrio, di felicità per tutti e per le generazioni future.
E’ questo ciò che ha rappresentato Barack Obama negli Stati Uniti, tanto da muovere milioni di persone in una esperienza di coinvolgimento e di passione per la politica che non si vedeva da decenni in America e in Occidente.
La proposta di un Green New Deal che affronti la crisi globale con un investimento straordinario nelle energie rinnovabili (per ridurre la dipendenza dal petrolio), nella riduzione delle emissioni di CO2 per combattere i cambiamenti climatici (tutelando l’ambiente, garantendo il futuro e creando milioni di nuovi posti di lavoro), nell’industria ambientale e nell’agricoltura ecologica che il presidente eletto ha avanzato per gli Stati Uniti è la strada giusta che dovrebbe trovare in Europa e nel resto del mando analogie e sostegni. E’ un’idea corretta di eco-keynesismo, che immette grandi quantità di soldi pubblici nel sistema economico-produttivo ma non per salvare banche responsabili della crisi o per reiterare gli stessi meccanismi che ci hanno portato dove oggi siamo, bensì per cambiare il sistema economico-produttivo attraverso investimenti nella riconversione ecologica del modello di sviluppo e in una pratica diversa dell’economia, al servizio dell’uomo e del vivente, nella prospettiva della sostenibilità, della giustizia, della sobrietà, dell’etica.

2.    Governare la globalizzazione
Nel tempo della globalizzazione, la dimensione del governare ha subito una estensione in tutte le sue direzioni: verso l’alto (la dimensione dei problemi globali), verso il basso (quella dei temi locali), in profondità (cioè in tutti gli ambiti della vita), nella qualità (le conoscenze e le implicazioni necessari per il governo di ogni problema), nella quantità (di soggetti e di interessi coinvolti), nelle interconnessioni. In una parola, la globalizzazione ha prodotto una espansione geometrica della complessità dell’azione di governo. E tuttavia la necessità di questo fondamento della presenza umana sulla terra è, parallelamente, cresciuta: governare è una esigenza ineludibile e urgente. Lo dimostra proprio la recente crisi finanziaria mondiale nella quale è venuta in drammatica evidenza l’inconsistenza del mito di una economia globale che non avesse necessità di un governo politico in quanto le sue regole intrinseche erano in sé virtuose.
Ma governare non è solo il compito delle istituzioni o delle segreterie di partito, governare è anche la capacità delle associazioni, dei comitati, dei movimenti - in una parola dei cittadini organizzati - di incidere sulle scelte della politica e dell’economia, di essere forza d’urto e al tempo stesso riflessione e stimolo di nuovi patti locali.
Solo in questa reciproca assunzione di responsabilità, in questo continuo intreccio tra “alto” e “basso”  si definisce il “governo” della globalizzazione

3.    Governare per cambiare lo sviluppo
Governare è un compito umano che implica una pluralità di competenze e soggetti che vi partecipano e una straordinaria consapevolezza della complessità: non sono percorribili strade che spingono verso vertici monolitici (anche quando democraticamente eletti) l’intera responsabilità del governo; non può essere solo l’azione di istituzioni statuali o del decentramento ad esercitare azione di governo, dal momento che istituzioni del civile organizzato governano quotidianamente processi pubblici e sociali con l’obiettivo del bene comune; né possono essere le libere ed anarchiche dinamiche dei mercati globali ad occupare lo spazio del governare; neppure la sola tecnologia o la sola economia o la sola politica possono assolvere ad un compito così vasto e decisivo.
Nelle molteplici forme che oggi assume l’attività del governo, da quello pubblico a quello delle imprese private, dalle grandi istituzioni economiche mondiali alle piccole comunità locali, dalle forme associative di base alle istituzioni sovrastatali, una ci pare essere la stella polare verso la quale tenere sempre rivolta la prua della nave: la consapevolezza (e la cautela e responsabilità che ne derivano) delle implicazioni che ogni azione, scelta, decisione anche di livello locale ha sulla dimensione globale dei problemi. Tale consapevolezza - che ovviamente vale anche nella direzione opposta, cioè l’influenza che i problemi globali hanno sulla vita individuale di ciascuno – dovrebbe “condizionare” le opzioni di governo degli Stati come degli enti locali, delle famiglie come delle imprese. Così, nella considerazione degli effetti di una certa decisione deve entrare a pieno titolo il contributo che essa darà ai problemi globali: costruire o meno una nuova arteria stradale o un nuovo insediamento urbanistico ha un significato non solo per le comunità locali direttamente interessate dalla loro presenza fisica, ma anche per la più ampia comunità implicata nei problemi del riscaldamento globale, della crisi energetica, del depauperamento dei beni comuni limitati e non riproducibili; una comunità compresa in confini spaziali e temporali molto più vasti, fino a comprendere le generazioni non ancora presenti.
Solidarietà e responsabilità sono i due assi portanti del governare nell’età della globalizzazione, ma con ambiti necessariamente dilatati e interconnessi che nessuna forma di governo, neppure quella democratica, si è trovata fino ad oggi ad affrontare.
E, ancora, oggi governare deve significare operare attivamente in una logica di equità e di redistribuzione di risorse,  ponendosi esplicitamente l’obiettivo della sostenibilità e, insieme, della ricostruzione di legami di comunità.
Questa idea e pratica di governo rompe i confini tradizionali delle democrazie moderne, fondate su comunità statuali storicamente determinate e distinte, con rigide gerarchie istituzionali; impone di far intervenire nei processi decisionali soggetti informali e modalità non standardizzate; chiede alla politica la pazienza e l’intelligenza della composizione di interessi prossimi e lontani, all’economia di lavorare per l’uomo e non per il denaro, alle famiglie e agli individui di comprendere nel governare le proprie scelte una dimensione sociale più estesa dei propri interessi immediati.

4.    Governare per il Pianeta
Cambiamenti climatici e disoccupazione sono il paradigma di questa mutata condizione. Dietro a questi due fenomeni apparentemente distanti, c’è la radice comune di un pensiero dominante che ha completamente e volutamente ignorato il confronto tra economia e leggi della fisica, tra produzione di merci e dissipazione di risorse naturali e di energia utilizzabile. E’ riduttivo pensare che la crisi attuale sia imputabile solo a un eccesso di finanziarizzazione allegra. C’è qualcosa nel cuore stesso della produzione manifatturiera che da molto tempo segnalava un problema. E il problema è esploso con la globalizzazione, quando 10. 20, 30 Paesi del Sud del mondo hanno cominciato a  produrre le stesse cose nostre in quantità anche maggiore, utilizzando le stesse materie prime e le stesse fonti di energia e producendo lo stesso tipo di rifiuti.
Non si può più pensare quindi di rianimare il ciclo economico con un carnet di “Grandi Opere” o meglio “facendo fare buche per poi riempirle” agli operai con la scusa che è un modo come un altro per creare reddito e stimolare nuova domanda. La febbre del pianeta e la crisi energetica non ci permettono più di usare “un modo come un altro”. Non può esserci risposta seria ai cambiamenti climatici senza la creazione di nuova occupazione per produrre cose utili col massimo di efficienza. Non si esce insomma da questa crisi se economia ed ecologia continueranno ad andare per strade diverse e spesso divergenti.

5. Un Green New Deal: il ruolo dell’Europa
Il protocollo di Kyoto, per quanto contraddittorio e criticabile, è stato uno dei primi seri tentativi di concertare una risposta globale a un problema comune.
L’anno 2009 sarà decisivo per il negoziato internazionale che si chiuderà a Copenhagen: la consistenza degli impegni che gli Stati assumeranno per invertire la tendenza al riscaldamento globale e la cogenza degli stessi, saranno la misura della loro stessa capacità di saper assumere al livello adeguato i valori della solidarietà e della responsabilità. Proprio il progetto di un Green New Deal del presidente eletto degli Stati Uniti d’America, Barack Obama, o il rapporto del Green New Deal Group inglese, possono essere il segno di un cambiamento di fase nell’atteggiamento dei governi rispetto ai problemi climatici e globali dell’ambiente in generale: la necessità, non più rinviabile, di interventi per ridurre le emissioni di gas serra in atmosfera può essere una occasione irripetibile per cambiare senso e direzione al proprio modello di sviluppo. Una occasione per investimenti pubblici importanti per le energie rinnovabili (riducendo la dipendenza dal petrolio, cambiando contenuti e modalità della produzione manifatturiera, della mobilità dei consumi), per creare milioni di posti di lavoro nell’economia “verde” (combattendo così la crisi economica) e tutelando le risorse naturali. Questo progetto sta già  stimolando approcci analoghi in Inghilterra e in Germania e, ci auguriamo, potrebbe contagiare altri governi.
Le scelte di politica ambientale, infatti, riguardano e chiedono analoga coerenza alle istituzioni internazionali, ai governi statali, agli enti locali, agli individui, perché tutti possono dare un contributo al governo lungimirante e sostenibile dei beni comuni, nella consapevolezza che l’interesse circoscritto ad uno Stato, ad una città o ad una famiglia si salda con quello globale della  sopravvivenza della biosfera, con la sua varietà e quantità di risorse naturali che non ci appartengono e che abbiamo in comodato gratuito con l’obbligo di restituirle integre alle generazioni future.

 

6.    Governare per consolidare ed estendere i diritti: welfare state e crescita economica, un legame da ricostruire
Il rapporto fra problemi globali e le condizioni anche locali di povertà è reale e sta in un rapporto di causalità diretta. Se è vero, come abbiamo visto, per i cambiamenti climatici, è vero anche per quel che riguarda il rapporto tra crisi finanziaria globale, crisi economiche nazionali, recessione e disoccupazione che quindi possono e debbono essere governati e risolti.
Il numero di coloro che in breve tempo si troveranno senza lavoro – e dunque senza mezzi di sostentamento, ma anche senza un proprio ruolo sociale riconosciuto – è drammaticamente destinato a crescere i tutto il mondo. Già negli Stati Uniti si fanno le prime stime. Per la Cina non si azzardano numeri, ma si sa già che la crisi avrà, se possibile, conseguenze ancor più devastanti.
Anche in Italia i primi effetti della crisi si stanno facendo sentire, mentre la crescita del debito anche nel nostro Paese rischia di tagliare drasticamente il denaro destinato agli ammortizzatori sociali e, in generale al sistema di welfare.  Le conseguenze sono facilmente immaginabili: con il crescere della disoccupazione e la diminuzione delle fasce coperte da protezione, l’area  delle povertà e dell’esclusione sociale sono destinate a crescere anche nel nostro Paese, determinando l’allargamento della forbice tra situazioni di ricchezza e di povertà.
Proprio in questo momento la costruzione di un nuovo welfare può  e deve garantire possibilità e diritti a quei cittadini delle comunità locali più a rischio di povertà o ai nuovi cittadini, gli emigrati, risorse che la comunità non può  sprecare e che possono invece dare un nuovo contributo di sviluppo sociale e civile ad un Occidente stanco, opulento eppure consunto.
E’ proprio questo il tempo in cui i valori dei territori, i temi della giustizia sociale, di una buona qualità della vita per tutti e della lotta alla povertà devono essere condotti al centro dell’agenda politica di ogni livello di governo.

6.    Governare il villaggio globale
Il mondo si è fatto più piccolo e lo sviluppo di esperienze e progetti di governo democratico e partecipato in continenti a noi più lontani costituisce contributo rilevante di innovazione per quei paesi - e  per l’Occidente tutto - che oggi sono chiamati a rinnovare profondamente la loro cultura democratica. Anche la cooperazione internazionale si concentra sempre più su questi obiettivi, in una logica non più di rapporto donatore/beneficiario bensì di partenariato, nel quale ciascuno dei soggetti in campo può trasmettere esperienze per giungere così a sintesi superiori per ciascuno.
Le relazioni internazionali sono ormai debordate definitivamente dai tradizionali contenitori nazionali, unico luogo dove si decidevano le sorti di milioni: da un lato le istituzioni sovranazionali (politiche, economiche, giuridiche) prendono sempre più campo in quanto maggiormente commisurate alla dimensione dei problemi, dall’altro le comunità locali e regionali sono sempre più i luoghi dove si concentrano conflitti e opportunità di sviluppo.
La funzione di governo delle relazioni internazionali al contempo si dilata e si restringe; trova canali inaspettati attraverso i quali costruire relazioni di dialogo e di pace fra gruppi e comunità separate per generazioni dall’odio e dall’intolleranza; ma vede scoppiare focolai di conflitto etnico o per il controllo delle risorse in luoghi ignorati dalle diplomazie ufficiali. Assetti statali o “imperiali” si disgregano e si ricompongono continuamente, lasciando scie di sangue e vendette, odi etnici e poteri illegali, come sta avvenendo in quell’enorme territorio che era prima Unione Sovietica e che si estende fra l’Europa e l’Asia, fino a lambire i confini del colosso cinese e di quello indiano, o come avviene continuamente dalla decolonizzazione ad oggi nel grande continente africano. Tutto questo ci riguarda, è parte delle contraddizioni del nostro mondo e da noi generate o anche solo osservate, colpevolmente inerti. Questi grandi movimenti tellurici non possono essere governati con provvedimenti contro le minoranze Rom, i lavavetri romeni o la prostituzione perlopiù immigrata di strada: in queste azioni non c’è alcuna idea di solidarietà e responsabilità, c’è solo l’egoismo proprietario di chi vorrebbe solo i benefici della globalizzazione e si rifiuta di vedere tutte le sue implicazioni; in una parola non vi è alcun governo in queste azioni, bensì la rinuncia programmatica a capire e affrontare la complessità del tempo che viviamo.
E’ con questa apprensione, e insieme con speranza, che  guardiamo anche all’Europa, alla vigilia di una consultazione chiamata, in ciascuno dei paesi che la compongono, ad eleggere rappresentanti in grado di affrontare la dimensione sovranazionale di questi fenomeni, dando risposte credibili.
In verità, tutti questi problemi richiedono più governo e, insieme più cambiamento, politico, economico, sociale ma prima di tutto culturale: assumere completamente l’urgenza e insieme la complessità della responsabilità del cambiamento.
Il tempo di agire è oggi ed occorre farlo con una intelligenza già del futuro, che la politica e l’economia di oggi ancora non dimostrano di possedere. Per questo Terra Futura interroga e incalza, in modo non neutrale, il mondo della politica, dell’economia, delle imprese. E lo fa con proposte concrete ma anche con la consapevolezza che le buone pratiche da sole non basteranno se non verranno agiti gli strumenti della politica ad ogni livello.
Terra Futura tiene fede al suo compito mettendo al centro della riflessione della sua 6° edizione, senza ansia ma con serena consapevolezza della posta in gioco, il tema di come uscire dalla crisi e trasformare i suoi effetti depressivi in una occasione per cambiare il sistema economico, sociale e produttivo; in una parola per governare la crisi, e non esserne soggiogati, trasformando i meccanismi iniqui e perversi che hanno governato fin qui le sorti del pianeta in un governo responsabile, sostenibile e solidale, aperto sul futuro e orientato ad una sobria possibilità di felicità per ciascuno. A Terra Futura vogliamo dar voce alla consapevolezza della complessità del governare, mettendo a confronto idee, esperienze, buone pratiche, progetti che ad ogni livello della nostra società stanno dimostrando che con il contributo di tutti gli attori del civile è possibile governare processi economici, sociali, produttivi, politici con finalità, strumenti e metodi innovativi, rivolgendoli finalmente al bene comune.
Le cinque parole chiave – abitare, produrre, coltivare, agire, governare – attorno alle quali è nata l’esperienza di Terra Futura, hanno prodotto frutti buoni in questi anni: progetti locali, proposte politiche, reti di soggetti formali e della società civile, cambiamenti culturali, innovazione di processo e di prodotti. E molto ancora possono offrire anche alla politica e all’economia se vorranno mettere al centro della loro agenda questi temi fondamentali per la vita degli uomini, con una impostazione culturale che mette al centro la responsabilità e la solidarietà per l’uomo. Sentiamo la necessità di aggiornare l’elaborazione e la proposta che dalle cinque parole chiave sono emerse e di condividerle, metterle a valore nell’agire quotidiano di ciascuno, trasformarle in domanda politica e in  interlocuzione verso le istituzioni – locali, nazionali e sovranazionali -  Illuminate tutte, oggi, dall’esigenza irrinunciabile, improrogabile e intelligente di governare il cambiamento.

 
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Numerosi sono gli appuntamenti in calendario ogni giorno: convegni, seminari, dibattiti sulle diverse aree tematiche della sostenibilità, con l’intervento dei più qualificati esperti di settore e di testimoni di rilievo nazionale e internazionale dal mondo della politica, dell’economia, della ricerca scientifica, del non profit, della cultura e dello spettacolo.

Per leggere il position paper di Terra Futura 2009 Il tempo è opportuno: equità, solidarietà e responsabilità per uscire dalla crisi clicca qui


> Modalità di adesione alle "Alleanze culturali"
All’interno della programmazione culturale di Terra Futura sono segnalate le iniziative aperte a “Alleanze culturali” con altre realtà. Coloro che sono interessati a co-organizzare un appuntamento troveranno sul sito i riferimenti per mettersi in contatto direttamente con la persona responsabile di ogni singolo convegno/seminario/workshop/assemblea aperta o chiusa. Per ulteriori informazioni clicca qui

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Programmazione culturale:

PROGRAMMA SINTETICO

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PROGRAMMA ESTESO
Il calendario può subire delle modifiche.
Per orari e luoghi degli appuntamenti culturali fare riferimento al programma sintetico.

- venerdì 29 maggio
- sabato 30 maggio
- domenica 31 maggio

 

 

 
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Il grande tema di fondo intorno al quale si muove la proposta culturale di Terra Futura è quello della riscoperta e della necessaria valorizzazione e tutela dei beni comuni.

Dopo la riflessione sul tema del lavoro (2007), filo rosso degli appuntamenti culturali di quest’anno promossi dai partner di Terra Futura  sarà il tema Costruire alleanze per una Terra Futura; altri convegni, seminari, workshop e assemblee su differenti argomenti si terranno nelle giornate di venerdì 23, sabato 24 e domenica 25 maggio.

In linea con il tema centrale di quest’anno, Terra Futura intende stimolare la nascita di "Alleanze culturali" nella costruzione del calendario culturale, favorendo le partnership progettuali fra gli espositori e gli enti presenti.
 
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Iniziative dei partner di Terra Futura
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> Programmazione giornaliera sintetica

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> Programmazione giornaliera estesa

Venerdì 23 maggio

Sabato 24 maggio

Domenica 25 maggio

 

 

 
 
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